La pace terrificante e muri rimasti nella testa. Berlino celebra con mestizia

Ci sono tutti i segni della pace terrificante in questa domenica delle salme che segue le celebrazioni avvenute ieri a Berlino per ricordare la caduta del muro sul quale, nei pochi chilometri rimasti ancora in piedi, la scimmia del quarto reich continua a ballarvi la polka.

A un anno dalla rivoluzione in cui “non si udirono fucilate” Fabrizio De André scrive il testo della bellissima canzone della quale – per spiegarne un passaggio – dirá in seguito:

“Sono molto preoccupato, in Germania Est ci sono state violazioni di tombe ebraiche ed é una cosa che si sta diffondendo in tutta Europa e mi sembra un rigurgito nazista”.

Parole pronunciate dal grande cantautore nel 1990, una preoccupazione non proprio velata che, 29 anni dopo, diventa una certezza nella profanazione avvenuta in queste ore nel cimitero ebraico in Danimarca e nel discorso pronunciato dai palchi allestiti a Berlino dal presidente tedesco Steinmeier:

“Ci sono nuovi muri nel nostro paese, muri di frustrazione, muri di rabbia e di odio e di assenza di dialogo e di alienazione. Muri invisibili che ostacolano la nostra coesione”.

Sono nato in Germania e conosco bene l’attuale capitale tedesca, la sua energia e la sua vitalità. Ma nelle immagini di ieri dopo 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino ho visto solo mestizia e tanti interrogativi.

Neppure le luci dei giochi pirotecnici, sparati sulla porta di Brandeburgo, accorciano le troppe ombre sul presente.

Affari interni tedeschi e liquideremmo la questione. Sappiamo tutti, o forse non proprio tutti, che non è così anche per noi italiani alle prese con l’orrore del caso ai danni di Liliana Segre e con la quanto meno incomprensibile “gestione” del caso Balotelli.

In un tempo di pace terrificante, sono vicende indegne (e sono solo quelle più note frutto di razzismo, omofobia, odio) figlie di muri che sono rimasti nelle teste e sui quali:

la scimmia vi si arrampica ancora, balla la polka, mentre noi le abbiamo visto tutti il culo.

La canzone di Fabrizio De Adrè:

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